Tuesday, March 16, 2010

Naturalismo euristico: presentazione e dibattito con l'autore (15.03.2010)

E' possibile ascoltare on line (cliccare qui) la presentazione del Naturalismo Euristico fatta dall'autore stesso - Carlo Cellucci - e il dibattito che ne è seguito durante l'incontro del 15.03.2010 tenuto all'interno di un ciclo di lezioni organizzato dalle Facoltà di Filosofia de "La Sapienza" e di RomeTre dedicato alla "Teoria della conoscenza".
E' possibile inoltre vedere le slide della presentazione (cliccare qui).

Stage 2009-10 Conoscenza e Nature

Conoscenza e Natura

Stage, Villa Mirafiori, Roma, 2 febbraio - 11 maggio 2010.
Coordinatori: Emiliano Ippoliti, Diana Quarantotto.
Tutor: Diego De Simone, Laura Di Paolo, Silvia Di Paolo, Fabio Sterpetti.

Questo post è la continuazione online degli incontri e dei dibattiti dello stage (Programma dello stage - Premio dello Stage)

La relazione tra conoscenza e natura è un argomento classico della riflessione filosofica, ed è stata pensata e declinata in vari modi, che dipendono sia da cosa si intende per conoscenza e sia da cosa si intende per natura.
Il tentativo di indagare questa relazione ha pertanto prodotto varie riflessioni, che cercano di stabile se la conoscenza, intesa sia come insieme dei meccanismi cognitivi sia come insieme delle teorie scientifiche,  sia  riducibile o meno (i.e. interamente spiegabile) alla natura, ossia al sostrato fisico-chimico-biologico di tali fenomeni.
La riposta alla questione sollevata dalla relazione tra conoscenza e natura è connessa all'evoluzione e allo sviluppo delle scienze fisico-chimiche-biologiche (ad esempio la teoria darwiniana, le scienze cognitive, etc.) e solleva altri interrogativi: cosa debba intendersi per razionalità (se sia locale o meno, se sia diretta o meno, etc.), cosa sia lo sviluppo della scienza (se sia lineare oppure no, ossia se procede per "accumulo lineare" della conoscenza, etc.), quale sia l'eventuale ruolo o il compito della filosofia nell'indagine scientifica (se sia una scienza fondativa rispetto alle scienze oppure no, sia sia in continuità o meno con le scienze, etc.), quale sia il rapporto tra evoluzione biologica ed evoluzione culturale.
Per esempio, si può sostenere, come ha fatto Popper, che i nostri meccanismi conoscitivi sono riducibili ai processi naturali evolutivi (EEM: epistemologia evoluzionistica dei meccanismi) e che le nostre teorie scientifiche si evolvano per mezzo di leggi di carattere evoluzionistico, mediante procedure di selezione delle ipotesi basate su processi per tentativi ed errori (EET: epistemologia evoluzionistica delle teorie).
Ora, negli ultimi trent'anni sono state avanzate varie posizioni teoriche che tentano di fornire in modo abbastanza espicito una risposta alla questione della relazione tra conoscenza a natura. Tra esse possiamo elencarne almeno quattro:

1) il funzionalismo (per vedere il video della presentazione cliccare qui; per vedere il video del dibattito cliccare qui)
Tutor: Silvia Di Paolo;
Gruppo: Filomena Piccirilli, Giulia Proietti, Stefano Pontecorvi, Damiano Bruziches, Gaeteno Grisolia, Maria Cristina Leone.

2) l'epistemologia evoluzionistica (per vedere il video della presentazione cliccare qui; per vedere il video del dibattito cliccare qui; per vedere le slide della presentazione cliccare qui);
Tutor: Laura Di Paolo.
Gruppo: Alessandro Savi, Flavia Fabris, Xuan De Angelis, Claudia Gaudino, Giovanni Formisano, Paolo Barucca.

3) l'epistemologia costruttivistica (per vedere il video della presentazione cliccare qui; per vedere i video del dibattito cliccare qui (1) e cliccare qui (2); per vedere le slide della presentazione cliccare qui (1) e cliccare qui (2) );
Tutor: Fabio Sterpetti;
Gruppo: Giulio Marini, Vito Frabrizio Brugnola, Eleonora Musella, Andrea Raimondi, Simone Bureca, Nicola Campagnani.

4) il naturalismo euristico (per ascoltare on line la presentazione e il dibattito cliccare qui).
Tutor: Diego de Simone.
Gruppo: Loredana Fanciulli, Nicole Cilia, Antonella Fucci, Stefano Bongiovanni, Antonella Tramacere, Jacopo D’Alonzo.

Sunday, February 7, 2010

Quando le euristiche sbagliano (a proposito del Naturalismo euristico)



Temo che la presentazione della posizione “Naturalismo euristico”, da me tenuta durante la lezione introduttiva, sia fallace sotto almeno un aspetto: ho paura, infatti, di aver involontariamente suggerito che il corso della storia biologica ci abbia messo a disposizione capacità prossime all’infallibilità, assai superiori a quelle di cui disponiamo in realtà, usando a riprova di ciò l’evoluzione stessa.
In realtà il mio interesse era porre l’accento sulla rapidità e l’efficacia delle dinamiche di raccolta /processamento dell’informazione, non sulla loro correttezza. Come vedremo meglio, infatti, la nostra posizione non ha alcuna ambizione normativa, dal momento che la correttezza delle euristiche utilizzate può essere valutata solo a posteriori e solo all’interno della relazione tra l’organismo e l’ambiente a esso circostante. Non appena le condizioni di quest’ultimo mutano, ecco che le strategie utilizzate perdono la loro efficacia.
Le euristiche, a seconda delle situazioni, possono farci sbagliare e anche alla grande.
A questo proposito, vorrei sottoporvi un aneddoto interessante in cui, recentemente, mi è capitato di incappare:
In seguito a un attacco informatico è stato pubblicato un elenco contenente 32 milioni di password effettivamente utilizzate da utenti sparsi per il globo; una società di sicurezza informatica ha condotto uno studio su tale elenco,dal quale è emerso che:
1. Le password utilizzate sono di breve lunghezza (in media 6 caratteri.)
2. Le password utilizzate sono di facile memorizzazione (addirittura la più utilizzata,”123456”, non necessita di alcuna memorizzazione, stesso discorso per “qwerty” ecc.)
3. Le password utilizzate tendono a essere le stesse per i differenti account degli utenti (indipendentemente dal valore dei dati da esse protetti).
Tali tendenze all’uniformità, all’economia e alla facilità di memorizzazione sono, purtroppo, la principale causa delle violazioni informatiche nel mondo; esse, rappresentano un caso emblematico dell’applicazione di euristiche semplici in un contesto, quello informatico (dominato dalla capacità di calcolo), a esse completamente inadatto.

Friday, May 1, 2009

Mathematical existence: does it really matter?


The existence of mathematical entities is one of the main topic of philosophy of math in the twentieth century.
Carlo Cellucci explicitly questions the topic in his "Indiscrete Variations on Gian-Carlo Rota’s Themes" (in: E. Damiani, O. D’Antona, V. Marra, F. Palombi (eds.), From Combinatorics to Philosophy. The Legacy of G.-C. Rota, Springer, New York, 2009.). Cellucci notes that there are four possible answers to this question:

(i) Mathematical objects exist;

(ii) they do not;
(iii) We don’t know;
(iv) The question is irrelevant to mathematical practice or meaningless.

Cellucci states that (iv) is a very sensible answer (it was given in XVII and XVIII century by many thinkers - e.g. Descartes, Locke, Hume).
Also G.C. Rota reply to this question according to (iv). As cellucci puts it, "he states that it does not matter whether mathematical items exist, and probably it makes little sense to ask the question. If someone proved beyond any reasonable doubt that mathematical items did not exist, that would not affect the truth of any mathematical statement. Discussions concerning the existence of mathematical objects are motivated by deep-seated emotional cravings for permanence which are of psychiatric rather than philosophical interest".
For Cellucci moves beyond (iv) and argues for the thesis that mathematical objects are 'hypotheses'. In particular, Cellucci states that "a more satisfactory account of the nature of mathematical objects can be given stating that mathematical objects are hypotheses tentatively introduced to solve mathematical problems. A mathematical object is the hypothesis that a certain condition is satisfable" and "if, in the course of reasoning, the condition turns out to be satisfable, we say that the object `exists', if it turns out to be unsatisfable, we say that it `does not exist'. Thus speaking of `existence' is just a metaphor". Therefore, "there is no more to mathematical existence than the fact that mathematical objects are hypotheses tentatively introduced to solve mathematical problems. Such hypotheses are in turn a problem to be solved, it will be solved by introducing other hypotheses, and so on. Thus solving a mathematical problem is a potentially infinite task".
Cellucci's thesis is explicitely related to Plato's view (Plato, Republic, VI 510 c 2-5), according to which mathematicains hypothesize mathematical objects and they also hypothesize properties of such objects. "Therefore mathematical hypotheses concern either mathematical objects or their properties".
For, hypotheses characterize identity of mathematical entities (and "identity is characterized by the hypothesis, and characterized differently by di fferent hypotheses") but say nothing about their existence. In turn, as Cellucci stresses, hypotheses don't characterize the identity of mathematical items completely and conclusively but only partially and provisionally: their identity is always open to new determinations. It's so because mathematical objects are open to interactions with other objects, from which new properties may arise.
Moreover Cellucci notes that 'hypotheses' in this sense are di fferent from fictions:
1) fictions are explicitly not real, hypotheses are aimed at reality. "They are meant to provide an adequate approach to a still unknown or not perfectly known reality, although, as in the case of proofs by reductio ad absurdum, they eventually may fail to provide an adequate approach. The determination of reality given by a hypothesis is provisional, but one can try to make it stable showing that the hypothesis is plausible, that is, compatible with the facts of experience".
2) fictions are merely thinkable, hypotheses are supposed to be possible: "they must agree with the facts of experience. Only then hypotheses can be said to provide an adequate approach to reality. On the contrary, fictions are not supposed to be possible, and hence are not rejected if they do not agree with the facts of experience".
So, according to this view, hypotheses provide an only partial and provisional characterization of mathematical objects and new determinations are possible through interactions between hypotheses and experience: "from the interactions of the given mathematical objects with other objects, new facts may emerge which may suggest to modify or completely replace the hypothesis by which the identity of the given mathematical objects had been characterized. This is a potentially endless process, for mathematical objects are always open to interactions with other objects".
One of the most stimulating points of Cellucci's view is the fact that if mathematical items are hypotheses, is there a difference between mathematical and physical entities? Or between mathematical and certain chemical items?